Ti AMO davvero...almeno credo! - commedia.

martedì 9 agosto 2011

E-state con I Girasoli

Agosto 2011 

19 - 20 - 21 


Golfo dei Poeti - Lerici - Rotonda Vassallo 
 






Durante le serate del 2°Golfo dei Poeti Film Festival
Interventi Teatrali Comici a cura di:
Helga Dentale e Fabio Filippi, GirasoliTeatro, Roma.


Scene comiche di vita quotidiana
"Nelle commedie dei Girasoli, il gioco delle parti non si riconduce solo alla vita di coppia, ma indaga in chiave comica e a volte surreale, diverse tipologie di personaggi fortemente attuali. Impossibile trattenere le risate." Teatro.Org



2°Golfo dei Poeti Film Festival. Concorso Internazionale di cortometraggi aperto ad associazioni e filmaker indipendenti, organizzato da Life Model Agency divisione Cinema per Comune di Lerici (SP) su idea del project manager Emanuele Martini  il 19-20-21 agosto 2011 con inaugurazione alle ore 19,00 del 19 agosto 2011.
Madrina della seconda edizione l'attrice Milena Miconi
- direttore artistico Andrea Visibelli
- Presidente di giuria lo sceneggiatore Paolo Logli
- Interventi Comici a cura di Helga Dentale e Fabio Filippi, GirasoliTeatro, Roma
- fotografo ufficiale Daniele Melato.
Proiezioni all'aperto nelle location di Rotonda Vassallo e Parco Shelley
Programma evento su: www.golfodeipoetifilmfestival.it

RASSEGNA STAMPA:

www.digitalperformance.it
GOLFO DEI POETI FILM FESTIVAL: SECONDO CIAK A LERICI. Resoconto di una giurata dal Festival. Terminata con successo la seconda edizione del Golfo dei Poeti...
[...] Intervalli comici davvero esilaranti della compagnia  Girasoli teatro, che hanno messo in scena cronache  di ordinaria follia di una coppia “scoppiata” con lampi di livida verità!


lunedì 18 luglio 2011

venerdì 15 luglio 2011

Macbeth..verso la conclusione

Le emozioni sono state forti,vere,dense. Una corda tesa e vibrante su cui gli allievi - attori non hanno esitato a camminare, come funamboli che non si lasciano intimidire, pur avvertendo una sensazione di timore o di paura, ma la curiosità e la voglia di mettersi in gioco è più forte. La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare..canta Jovanotti. E questa vertigine l'abbiamo provata un pò tutti in questi quattro giorni. Io e Fabio nell'addentrarci in un terreno così misterioso e complicato, oscuro come la notte che vi regna. Gli allievi nel confrontarsi con gli esercizi (bellissimi a mio avviso..di un'intensità incredibile)  con i personaggi e con il testo. Ancora io e Fabio, e tutto il gruppo, nel vedere rapiti le interpretazioni degli altri... mettere con dolcezza o scaraventare nello spazio scenico energia, vita, passione, grida, paura, emozione, sussurro, amore.. E' arrivato tutto questo e molto altro che non si riesce a spiegare con le parole. Stasera proviamo a legare con un sottile filo tutte queste emozioni per creare un'unica grande storia. Non più gli elementi strutturali della nostra storia ma la nostra storia d'amore-potere-distruzione tutta intera. La nascita del male; il conflitto; azione e distruzione.. Proviamo a fonderli, a raccontarli senza interruzioni in un percorso teatrale che sarà uno spettacolo tutto per noi e solo per noi. Purtroppo, forse. Perchè ad un pubblico sensibile, curioso ed appassionato secondo me sarebbe davvero piaciuto.
Intanto la penna (o meglio il dito sulla tastiera) di Iacopo non si ferma più, e continua anche il suo di racconto.

Diario di viaggio del seminario sul Macbeth, quarto giorno (14|07|2011)
di Iacopo Landrini
Quarto giorno di seminario. Il viaggio si conclude, restano solo da percorrere gli ultimi metri e saranno i più dolorosi. I due protagonisti ormai conducono vite separate e procedono entrambi sul binario che li porterà alla morte passando per la follia che oramai è la loro unica compagna. Indossiamo a turno i panni di un Macbeth che è al culmine dell’allucinazione. Le sue visioni lo vessano e lo torturano, non gli danno pace e lo seguono ovunque, mute e spietate.
Inizia uno degli esercizi più coinvolgenti di tutto il seminario. Per due volte i miei panni sono quelli della follia, sono una delle visioni di Macbeth e poi una delle voci che solo la sua Lady può ascoltare.
La follia non ha un volto e dietro ad una maschera neutra bracchiamo un Macbeth che non prova nemmeno a resisterci, il suo terrore è un continuo correre, gridare, scartare a destra e sinistra mentre come predatori ci alterniamo in assalti che lo spingono sempre più a fondo, sempre più disperato. La sua resa è rovinosa, si chiude a terra coprendosi la faccia offrendoci il fianco e le nostre braccia si chiudono sopra di lui come un velo di morte, come avvoltoi che banchettano su una carcassa le nostre ali lo racchiudono. E’ ancora vivo, ma è come se fosse morto.
Poi ci trasformiamo in voci, i nostri corpi si eclissano dietro alla benda che Lady Macbeth indossa sugli occhi e siamo il terrore nella sua mente, sussurri insanguinati nelle sue orecchie. La luce di cui lei si circonda non le è di alcun sollievo, la sua colpa è il mondo in cui vive e noi siamo i suoi soli abitanti, rapaci famelici che graffiano i recessi del suo inconscio.
Vessare ed esser vessati ci dà la misura di ciò che ci attende, il secondo incontro di Macbeth con le sorelle fatali ed il folle e ramingo vagare di Lady Macbeth per il castello, condannata a rivivere ogni momento del crimine e tormentata da un sangue sulle sue mani che solo lei può vedere.
Macbeth si rivolge alle streghe come alla sua ultima ancora di salvezza, ha bisogno di sapere, è roso dal sospetto che qualcuno sappia e che la sua colpa verrà presto svelata al mondo. E’ un uomo ormai irrimediabilmente spezzato e le streghe quasi si prendono gioco di lui mostrandogli le schiere dei discendenti di Banquo che diveranno re, una processione silenziosa ed infinita che si conclude nella moltiplicazione di uno specchio, un gesto di scherno verso un Macbeth che già conta uno per uno i re che verranno dopo di lui. La sua voce imperiosa, i suoi imperativi urlati sono quelli di un uomo messo all’angolo ormai capace solo di subire il proprio destino. Macbeth si è spento, esaurito come la fiammella di una candela.
Ed allo stesso modo si è spenta anche la sua Lady che vaga allucinata sotto gli occhi di un medico e di una dama di compagnia. Nulla è rimasto della fierezza e della determinazione di quella donna che anche dopo l’omicidio, già scalfita, cercava ancora di mantenere la presa sulla mente del marito. Di Lady Macbeth resta solamente un fantasma, una figura patetica verso la quale, nonostante tutto ciò che è trascorso, nonostante la crudeltà e la diabolicità, provo istintivamente compassione.
Ma di quello che ho provato per questo personaggio ed anche per gli altri parlerò domani, quando l’ultimo incontro si sarà concluso ed ognuno avrà dato voce al suo Macbeth e la sua Lady.
Perché stasera, dopo quattro giorno densi e impegnativi, tocca a noi. Abbiamo scelto a quale scena dare voce fra quelle che abbiamo studiato. Ho avuto a lungo il dubbio se scegliere un monologo od una scena in cui sono presenti entrambi i protagonisti ed alla fine ho scelto il momento immediatamente successivo all’omicidio. L’immagine di Macbeth che emerge dalla camera del re stringendo i pugnali insanguinati è stata una di quelle che ho trovato più forti e potenti e, forse, una di quelle che nella mia testa sono riuscito a visualizzare meglio di altre. Saremo solo noi questa sera, la rappresentazione è solo per i partecipanti del corso. Mi piacerebbe pensare di poter essere in grado di comunicare il mio Macbeth a chi mi sta guardando, ciò che io ci ho visto, le emozioni che ho provato in ogni scena ed in ogni esercizio e la difficoltà del compito un po’ mi intimorisce ma non abbastanza da levarmi il coraggio di provarci. Forse indugerò un pochino, sicuramente durante la giornata di oggi mi chiederò più volte se non è davvero il caso di passare la palla ad altri, ma poi alla fine salterò. Perché è sempre un salto, perché sotto al palco sai sempre chi sei e là sopra non ne sei mai certo, per avere sulla testa una corona e nel cuore la colpa. E per l’amore di tutto questo.

Ed anche Roberto, un altro protagonista del seminario,  ha voluto raccontare le sue sensazioni. Eccole.
 Roberto Baronciani: Ogni momemento è un approfondimento, una scoperta un evolvere... E' questo quello che mi piace e quello che ho sperimentato. Giocare con le emozioni, cercare di capire come si sentiva e cosa provava in quel fragente Macbeth o Lady... E tutto questa miscela di sensazioni trasportarle dentro la tua pancia, farle salire su nel petto per vibrarle dentro la gola e farle uscire con un fiato di parole magico perchè è tuo! Poter confrontarsi su argomenti di contenuto e riflettere su cosa William voleva trasmettere o cosa non voleva, anche davanti ad una birra, prendendo il puntiglio su come poteva essere interpretato meglio! Grazie che mi avete fatto scoprire tutto questo sempre con la semplicità esaustiva di cui avete il talento! vi voglio bene!

mercoledì 13 luglio 2011

SEMINARIO SUL MACBETH: Attori viaggianti..primo, secondo e terzo giorno

ATTORI VIAGGIANTI NEL MACBETH..

Il seminario è cominciato. Abbiamo svolto i primi due incontri. Incontri densi, ricchi, pieni di concentrazione, condivisione, scambio, energia. Il testo è meravigliosamente complesso ed articolato. Shakespeare ci ha regalato una tragedia d'amore e potere visionaria e terrificante, sublime e agghiacciante allo stesso tempo. La più breve delle sue tragedie, che concentra nelle battute, nei dialoghi e nel linguaggio un terrore ed un sentimento di angoscia ed esaltazione che lasciano senza fiato. Una tragedia che ci consegna due personaggi tanto complessi ed articolati quanto diabolicamente affascinanti e carismatici. Certo, sicuramente non è facile confrontarsi con loro. 
Lo stanno facendo, secondo me molto bene, gli alievi-attori del seminario. Sono lì, nonostante il caldo e la difficoltà del testo, concentrati e in ascolto attivo  per più di due ore e trenta minuti. Si lanciano nel training e negli esercizi (incantevole da guardare l'ipnosi boliviana in cui gli allievi erano totalmente "dentro", rapiti dall'esercizio, in totale trasporto emotivo), si cimentano con i monologhi e i dialoghi, desiderosi di contattare, toccare, afferrare l'animo e le emozioni di Macbeth e della Lady. 
C'è ancora tanto da mettere in campo. Abbiamo ancora tre incontri per proseguire il nostro viaggio di ricerca, scoperta e sperimentazione. 
E lascio la parola ad un allievo-attore che ha deciso di commentare passo passo il suo/nostro viaggio espressivo con una sorta di diario. Un racconto diretto e appassionato che ci porta nel seminario con i suoi occhi e le sue emozioni. 


Diario di viaggio... di Iacopo Landrini
E, come avevo più o meno anticipato, rieccoci qua.
Alla chiusura del sipario a fine maggio Veronica ed io avevamo già deciso che saremmo tornati sul palcoscenico, ma ad ottobre. Quando abbiamo sentito parlare di seminario estivo ci abbiamo pensato. Quando abbiamo letto del seminario estivo sul Macbeth ci abbiamo più che pensato, ma ancora non abbiamo spiccato il salto. Quando ci siamo resi conto che eravamo entrambi in ferie in questa settimana non c’è stato nemmeno il tempo di pensarci:

Budapest, interno di camera d’albergo

Veronica: “Mi ha scritto Laura, si è iscritta al seminario sul Macbeth…”
Iacopo: “Ah, già, il seminario! Beata lei…”
Veronica: “…”
Iacopo: “…”
Veronica: “Amore…ti ricordi perché non ci siamo iscritti?”
Iacopo: “…”
Veronica: “…”
Iacopo: “Perché lavoravamo durante quella settimana, ma ora…”
Veronica: “Ma ora in quella settimana siamo in ferie…”
Iacopo: “…”
Veronica: “…”
Iacopo: “CAZZO! CHIAMA HELGA! CHIAMA HELGA!”

Siamo saltati sugli ultimi due posti disponibili battaglieri come il Ragionier Ugo Fantozzi che assalta l’autobus sulla tangenziale mentre io, nel primo momento di lucidità ho guardato Veronica negli occhi e gli ho detto più o meno questo:

“Ma ne sei certa? Cioè, ricordi cosa ti ho fatto passare in questi ultimi mesi? Gli esercizi vocali in casa, i miei IO,IO, IO,IO!, la ripetizione continua delle battute di Carmelo Bene (ma là fu colpa tua), e sentimi questa parte, e dammi le battute…”

Hai sorriso ma non hai risposto, il che mi dà da pensare che tu l’abbia realizzato in quel momento che tutto ricominciava da capo.

Primo giorno (11 luglio 2011)
E quindi di nuovo Via Botero, di nuovo il cancello verde gemello di quello del condominio accanto dove mi sono già infilato varie volte, di nuovo quel palcoscenico in un seminterrato e di nuovo Helga e Fabio che ci salutano.
Un seminario di cinque giorni da due ore e mezza ogni sera, un’esperienza completamente diversa dal gruppo di teatro conclusosi a maggio. Ed un testo che, se dovessi visualizzarlo davanti ai miei occhi apparirebbe più o meno come l’Everest: il Macbeth.
Uno dei pochi testi di Shakespeare che conosco abbastanza bene dai tempi in cui mi innamorai della trasposizione cinematografica di Polanski e che ho potuto apprezzare più recentemente nella versione parodica di Terry Pratchett.
Quello che ci aspetta in questa settimana è uno studio sui due principali personaggi dell’opera, Macbeth e Lady Macbeth. E si parte da subito.
Dopo un breve riscaldamento l’unica luce rimasta nella sala è quella di alcune candele disposte per terra mentre quella che filtra dalla porta aperta in cima alle scale è ormai debole.
Fabio ed Helga invitano le ragazze del gruppo a interpretare le streghe del Macbeth.
Istintivamente nella mia mente si profilano i volti delle megere di Polanski, un trionfo di nasi adunchi e facce ferine ma Helga indica alle ragazze di “scegliere la propria strega”.
Ed ecco che le streghe non sono più tre ma una decina, ognuna appartiene all’attrice che la sente propria e come tale utilizza l’unico oggetto a disposizione per la scena, un foulard. Alcune streghe vi si coprono il volto, altre lo lasciano ondeggiare davanti a loro in un gioco di vedo e non vedo, altre ancora vi avvolgono noi che, a turno, ci aggiriamo fra di loro venendone ora sedotti, ora impauriti, ora affascinati.
Ed in quella luce soffusa mi ritrovo ad osservare un occhio dilatato che emerge da un foulard, un volto mezzo nascosto che accolgo con curiosità e timore allo stesso tempo mentre alle mia spalle avverto frusciare un’altra strega il cui foulard mi cingerà un braccio, trascinandomi da lei.
Mi lascio andare e ci credo, credo che quelle attorno a me siano davvero delle creature magiche, delle streghe, ed accetto di esservi sottomesso in balia dei loro incantesimi.
Poi, ancora una volta le rincontro nella brughiera, al mio fianco c’è Banquo e a forza di crederci forse esageriamo: il primo incontro con le streghe ricorda una scena di Jurassic Park ed io e Banquo finiamo spalle al pubblico accerchiati da streghe/velociraptor che ci chiudono ogni via d’uscita, resta solo il poco onorevole salto dal palcoscenico per salvarci la vita.
Ci ricomponiamo e stavolta evitiamo le spalle, il primo incontro con le streghe è il momento della profezia. Sono Glamis, sarò Cawdor e sarò anche re. Non ci credo, e mentre Banquo cerca di carpire dalle tre creature una profezia per se stesso mi ritrovo a domandarmi come tutto questo può accadere.
Ma ci crederò appena più tardi, quando sarò diventato Cawdor e inizierò a chiedermi se davvero mi attende la corona.
Helga e Fabio sviscerano i pensieri del Macbeth a cui sto dando la voce e mi guidano nella sua mente. Cosa sono disposto a fare per la corona? La mia ambizione si nasconde dietro al fatalismo: non sono io che voglio assassinare il mio re, è il destino che guida la mia mano ed io non posso ribellarmi. Sono disposto anche a negare la mia umanità ed il mio libero arbitrio pur di cingermi la testa con l’oro. Non sono io a decidere, ma il potere dell’autoassoluzione non mitiga il delitto a cui mi sto preparando. Posso solo condividerlo con la mia compagna di grandezza.
Lei è la donna che amo, la donna a cui posso confessare l’osceno misfatto che nella mia mente ho già perpetrato, ed il solo balsamo al mio tormento è quello di lasciarmi guidare dalle sue parole e dalla sua volontà che è anche la mia. Perché la mia Lady ed io vogliamo entrambi le stesse cose allo stesso modo, ma lei non si nasconde dietro al paravento del destino. La sua lucidità diverrà la mia forza e, se dannato dovrò essere per avere il potere, non lo sarò da solo.

Fare il gioco del “What if…”, tanto caro ad ogni singola serie televisiva americana sembrerebbe una bestemmia (e forse lo è) riferendosi ad un testo di Shakespeare eppure ci ho provato. Mentre vedevo alternarsi le Lady Macbeth nelle loro invocazioni agli spiriti e nel loro perverso confortare  i loro uomini accollandosi la loro metà della colpa, mi sono chiesto se Macbeth, che pure già medita l’omicidio, ne avrebbe avuto il coraggio senza la donna al fianco. L’unica risposta possibile a mio parere è “chissà”, altrimenti rischieremmo davvero di cadere in tutto e per tutto in un’oziosa discussione in cui i se si moltiplicherebbero come conigli. Tuttavia, attraverso quella domanda ho potuto almeno iniziare a rendermi conto della potenza del personaggio di Lady Macbeth. Dove Macbeth tentenna e rifugge da se stesso, la sua controparte femminile non ha alcun timore di pianificare, di concordare e di disporre ogni cosa affinché Re Duncan muoia. Ammiro la freddezza di questa donna, ammiro la sua forza e mi rendo conto che non ho altra scelta che ascoltare le sue parole e fare che la sua determinazione sia anche la mia.
E’ con un augurio a tutte le mie colleghe di seminario che voglio concludere queste breve cronaca della prima lezione, perché a mio parere a loro è toccata la parte più difficile, più dura, quella di essere glaciali e spietate dove noi maschi tituberemmo, ma è anche, sempre a mio modesto parere, la parte più bella e più potente. Non mi resta che promettervi che cercherò di impegnarmi al massimo per tenervi testa, giorno per giorno.

Secondo giorno (12 luglio 2011)
Come anticipato da Helga e Fabio, stasera va di scena il conflitto, e con il conflitto l’opposizione di fronte ad una forza che è destinata a sopraffarci, uno per uno. Se ieri Macbeth e la sua Lady sono stati sfiorati, ora è il momento di immergerci ancora più a fondo nella loro storia, ma soprattutto di andare a vedere sul palcoscenico il rapporto di questa coppia, il loro equilibrio e la loro complicità.
Tutti noi, ragazzi e ragazze, siamo messi alla prova da una forza che ci sovrasta già nel riscaldamento attraverso la macchina del vento, un esercizio che ci vede progressivamente piegarci e cedere ad un vento fortissimo il cui rumore ci sovrasta. Provo a resistergli e la sua forza diviene violenza che si abbatte su di me finché non sono costretto a cedere rattrappendomi su me stesso come una roccia, proteggendomi il viso e rimanendo immobile per restare ancorato alla terra, rinunciando a muovere ancora un singolo passo.
Ma è solo l’inizio.
Oggi non sarà il vento a dominarci e a spezzarci ma le nostre stesse compagne di corso ad esercitare su di noi il potere delle loro Lady Macbeth. Se cedere alla furia della natura è qualcosa che atterrisce il nostro corpo ed il nostro movimento, gli sguardi delle donne devono ora atterrire la nostra mente e la nostra volontà.
Ognuno di noi si ritrova a fissare la mano di una Lady Macbeth ed a seguirne i movimenti ipnotizzato. Di fronte alla volontà della nostra compagna siamo solo delle marionette e possiamo solo seguire quella mano da una parte all’altra della sala. E’ un’esperienza forte e a tratti inquietante, ma fa il suo gioco e nella mia testa tutte le vie d’uscita che potrebbero consentire al Macbeth di rifuggire dal delitto si chiudono sin da quel momento. Macbeth cederà, anzi, ha già ceduto e la sua Lady deve solo decidere come vincere le sue ultime forze.
Ed eccoci quindi ancora con le nostre compagne di corso che ci pressano con la sola parola “sì” mentre a noi è concessa solo la parola “no”, una negazione che possiamo gridare, ribadire o sussurrare ma che è destinata a tramutarsi in un “sì”. Le nostre compagne di corso si alternano ed ognuna decide come vincere il proprio scontro. Io sono pressato in una maniera dolce, giocosa, Lady Macbeth quasi mi danza attorno ed i suoi “sì” sono quelli di una bambina che vuole ottenere qualcosa. Ma il bambino sono io e me ne rendo conto all’ultimo, quando cedere a quella pressione dolce richiede da parte mia una ricerca di contatto. E’ un sì piegato e infantile quello che mi esce dalla bocca mentre sono ginocchia a terra abbracciato alla Lady che nella vittoria non si scompone e risponde all’abbraccio, ma come se fossi un bambino.
Altre Lady decidono di agire diversamente, una piagnucola, un’altra piega il suo uomo con più aggressività ed infine tutti abbiamo ceduto, ed almeno per me cedere è stata quasi una liberazione, la sconfitta del mio Macbeth è solo mettere per iscritto quello che nel mio cuore ho già deciso ma non ho il coraggio di ammettere.
Solo dopo questi esercizi Helga e Fabio ci mettono in mano il testo della giornata ed il conflitto acquista finalmente tutte le sue voci.
Abbiamo ceduto alla forza prima solo con il nostro corpo, poi con il corpo e con lo sguardo, infine anche con il contatto e con un’unica battuta. Ora dobbiamo cedere con le parole, il nostro rifiuto del delitto deve trasformarsi in esaltazione all’omicidio passando attraverso il dubbio, sferzati da donne che ci insultano, ci prendono in giro e poi ci rassicurano. Siamo una torre che si piega sempre più su se stessa, una fortezza pericolante in cui le parole fanno breccia come palle di cannone a minare le fondamenta della nostra risolutezza. Quando crolliamo siamo messi a nudo ed anche se non avremo la forza di guardarci allo specchio per riconoscere in noi sin dall’inizio il germe del male tenderemo la mano all’assediante fra le rovine e celebreremo una nuova unione, forti della sua e della nostra risolutezza.
E’ in questo punto che ho avvertito, definitiva e drammatica, la fusione del Macbeth e della sua Lady in un unico essere. Il protagonista abbandona il singolare ed accoglie il plurale, “andiamo”, “inganniamo” ed il destino di morte è una strada che i due prendono assieme congiungendo le mani. Nessuna speranza per il re, nessuna speranza nemmeno per loro.
Ed irrompe la follia.
L’ultimo monologo di Macbeth che mettiamo in scena ce lo consegna folle e visionario. Immagina pugnali insanguinati attorno a sé ed ogni illusione viene accolta come un presagio, ogni visione allucinata viene da lui trasformata in una spinta sulla china che discende vorticosamente verso l’omicidio. E’ una prova difficile ed ognuno di noi cerca di affrontarla alla sua maniera, la follia finisce con l’essere il fuoco che dà vita alla nostra risolutezza. Tendiamo le mani verso il pugnale che solo noi vediamo, ansimiamo, sgraniamo gli occhi e tutto il lavoro della serata ci corre in aiuto. Siamo stati piegati ma la nostra volontà era già debole, abbiamo celebrato con la nostra Lady la nuova risolutezza ed ora, ad un passo dal crimine, ciò che dovrebbe terrorizzarci aumenta solo la nostra determinazione. E’ ancora la nostra volontà ed ancora una volta attribuiamo il nostro gesto al destino, le allucinazioni diventano presagi e l’assassinio viene giustificato come l’unica alternativa possibile.
Il conflitto si è consumato e si è risolto, siamo stati sconfitti. Ora non resta che l’azione e le sue conseguenze. Stasera stessa avverrà l’omicidio e saremo noi i re, saremo noi sulla cima. Ma una volta che sei arrivato sulla vetta sospinto dalle nere ali dell’assassinio non sei alla fine del viaggio, sei a metà percorso. E dalla cima puoi solamente, rovinosamente, dolorosamente, precipitare.

Terzo giorno di seminario. (13 luglio 2011)
Stasera sono di scena l’azione e la distruzione. Il delitto si compie, la strada per la corona è spianata e libera dall’ultimo ostacolo, ma non sarà più percorsa insieme. Così come la fredda lama d’acciaio stronca la vita di Re Duncan nel sonno, allo stesso modo l’invisibile lama della conseguenza incide una linea di demarcazione fra Macbeth e la sua donna. Mai più insieme, vicini nei corpi eppure distanti nelle loro menti, niente più amore, niente più passione. E’ un addio, e come un addio va vissuto.
Helga e Fabio ci concedono un’ultima possibilità, il breve tempo di un saluto alle nostre Lady, un esercizio di cui sin dall’inizio avverto la forza e mi fa vacillare. E’ l’ultima occasione per abbracciare la nostra Lady Macbeth, un contatto in cui dovremo far avvertire tutta la nostra passione ed allo stesso tempo la consapevolezza che potrebbe, anzi è, il nostro ultimo momento insieme. Niente parole, non c’è un testo che ci corre in aiuto per superare questo momento, abbiamo solo la nostra fisicità.
Sono in difficoltà. Accolgo le braccia della mia Lady ed il movimento tradisce il mio turbamento. Mi faccio forza, ci provo e riesco a stringerle debolmente le mani, a sfiorarne i contorni del viso e carezzarle i capelli, infine ad abbracciarla. Nella mia testa mi ripeto che sì, la rivedrò ancora, eppure noi due non ci rivedremo più con questi stessi occhi, con lo sguardo degli amanti e con il tocco della passione. Prendere coscienza di tutto ciò dovrebbe essere per me una rivelazione drammatica e dovrebbe quindi spingermi a cercare di prendere il più possibile da quell’ultimo abbraccio, a chiudere me e la donna che amo in un’armatura di cristallo inespugnabili, vivi eppure immobili come un ricordo salvifico. Non ci sono riuscito, troppo pensare, troppo tergiversare, troppa timidezza.
E’ con sollievo che accolgo il secondo esercizio che si profila quasi come una seconda, ultimissima possibilità. Camminando su di una linea al centro della sala io e la mia Lady dobbiamo raggiungere un piccolo quadrato, una bolla all’interno della quale potremo per l’ultima volta stringerci per poi avviarci l’uno lontana dall’altra, questa volta per sempre.
E’ il Macbeth dei sentimenti, è quello che non va in scena ma accade nell’anima dei due protagonisti che sanno già quale sarà il loro destino ed anche se i loro corpi sono ancora tesi nell’azione e nel terrore che lentamente li sopraffarà le loro anime si incontrano per un’ultima volta.
La mia Lady si aggrappa a me, il suo volto anche nell’addio non abbandona la determinazione della donna glaciale la cui muraglia presto scricchiolerà. Io la cingo, non voglio che cada da quella bolla in cui ci siamo rifugiati, non voglio che mi lasci. Resterei lì, ma non posso. Il nostro è solo l’ultimo incontro al vertice della cima dei nostri destini che ormai hanno concluso la loro ascensione fianco a fianco e si separano. Le nostre mani si tendono mentre il corpo ci conduce lontano e questa volta l’addio è definitivo.
All’interno del quadrato c’è chi approfitta di quell’ultimo momento per la dolcezza, quasi una triste consapevolezza dell’inevitabilità di ciò che sta per accadere e chi prova a ribellarsi al destino ancora una volta facendo resistenza alla separazione. Ma tutti noi alla fine cediamo e da quel momento saremo miserabilmente e definitivamente soli.
I due esercizi sono stati, almeno per me, complessi ed anche faticosi. Ci viene proposta a questo punto una serie di improvvisazioni sul tema del conflitto in chiave attuale. A turno coppie diaboliche condannano a morte vicini di casi, capiufficio e genitori, le suocere per questa volta si salvano. Helga ha scelto bene il momento per questo esercizio, la tensione dalle precedenti performances si allenta,  ridiamo e ci rilassiamo mentre ancora una volte le ragazze decidono come vincere la resistenza dei loro compagni.
Subito dopo ci vengono consegnati i testi della giornata.
L’omicidio si sta compiendo in quello stesso momento ed è Lady Macbeth la prima a cedere. E’ una capitolazione al male incosciente dettata dal profilarsi di uno stato d’ansia, di un sobbalzare ad ogni minimo rumore. Non basta negare l’azione che si sta compiendo oltre le porte della camera del Re come se si trattasse di un “lavoro”, non bastano le rassicurazioni sulle premure prese perché il piano riuscisse, il terrore lentamente si fa strada. E quando usciamo dagli appartamenti del re, gli occhi spiritati ed i pugnali ancora grondanti stretti nelle mani, il terrore diveniamo noi. L’atrocità di ciò che si è compiuto parla attraverso il nostro pentimento repentino, compiutosi nell’istante stesso in cui Duncan spirava fra le nostre mani. Ed il vero dramma, per noi, non è la grazia di Dio che ci ha abbandonati ma la consapevolezza che non troveremo salvezza nemmeno nella nostra donna che è già lontana, che già non vediamo più. Non vi è più quel plurale pregno di determinazione, non ascoltiamo più l’altro né lo coinvolgeremo ancora nell’avvicendarsi dei crimini che ci condurranno alla rovina. Siamo soli con la nostra follia.
Precipitiamo.

MACBETH. Citazioni


Citazioni dal Macbeth di William Shakespeare


STREGHE: Il bello è brutto il brutto è bello.
W. Shakespeare. Macbeth,  Atto I° -  Scena  Prima.


MACBETH: Questa giustizia dalle mani eque offre 
la miscela del nostro calice avvelenato alle nostre stesse labbra.
W. Shakespeare. Macbeth,  Atto I° -  Scena Settima.

 
MACBETH: E inganniamo il mondo con l'apparenza più lieta: 
Nascondere deve un viso falso, ciò che il falso cuore conosce
W. Shakespeare. Macbeth,  Atto I° -  Scena Settima.


MACBETH: Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è altro che un'ombra che cammina; un povero attore che si pavoneggia e si dimena sul palcoscenico per il tempo della sua parte e poi non si ode più nulla. È una favola scritta da un idiota, piena di rumore e furia, che non significa nulla.       
W. Shakespeare. Macbeth,  Atto V° -  Scena Quinta.
  


RE LEAR. citazioni





martedì 14 giugno 2011

..verso il viaggio nel Macbeth

Contrapposizione di forze. Male e bene. "Il bello è brutto e il brutto è bello" dicono le streghe nella prima scena dell'opera. E questa frase sembrerebbe essere la sintesi emblematica del Macbeth: un dramma costruito sugli opposti: vita e morte, vittime e carnefici, luce ed ombra. Sarà affascinante immergersi in questi profondi significati, analizzare e studiare le scene più dense e significanti del testo; dar voce alle emozioni contrastanti ed estreme dei personaggi di Macbeth e della sua Lady.
Ad ogni lettura delle stesse scene scorgo ogni volta sfumature diverse. Sarà un viaggio il nostro: attori viaggianti nel testo shakespeariano, nei temi che verranno affrontati ed elaborati attraverso l'allenamento teatrale. Sarà un viaggio del corpo e delle emozioni; un viaggio nelle parole, un percorso di ricerca vocale e di studio dei personaggi. Il programma che sto strutturando mi sta portando anche nella sfera del teatro danza, della biomeccanica, del teatro dell'oppresso e di percorsi espressivi appresi col Living Theatre. Ci sarà tanto training: allenamento, esercizi, improvvisazioni. E tanto studio del testo. I temi sono forti, i personaggi hanno un fascino immenso..pieni di contraddizioni, estremi, risoluti e dubbiosi, spietati e fragili.. e le parole scritte da Shakespeare hanno sempre un senso così preciso..niente sta lì per caso:c'è tutto il potere della parola. La parola da interpretare, da rendere viva, vibrante. Si..mi sto davvero appassionando. Forse perchè amo studiare, approfondire, trasmettere. Forse perchè amo Shakespeare. Un amore crescente. Sapevo fosse splendido il suo linguaggio ma fino a un paio d'anni fa non lo conoscevo abbastanza per immaginarlo così attuale, contemporaneo, illuminante per il nostro pensiero nel fare teatro. Continuo a leggere..leggo e rileggo, collego esercizi..continuo questo mio viaggio nei tanti testi sul Macbeth sparsi sulla mia scrivania.
Mi immergo e mi lascio inebriare. Helga

domenica 12 giugno 2011

..si chiude il sipario..restano le emozioni

Si chiude il sipario su "Il vecchio ricco re". Ieri si è concluso, almeno per ora, questo lungo ed intenso viaggio. Un viaggio iniziato ad ottobre nel progetto Shakespeare Lab. Ogni mercoledì sera fino a maggio. Da marzo abbiamo iniziato a lavorare sullo spettacolo finale. E poi il mercoledì è diventato anche sabato e domenica, lunedì, giovedì..insomma, tutti i giorni insieme a provare, elaborare, dar vita allo spettacolo. Le emozioni sono state tante. Intense. Forti. Credo che resteranno a lungo in ognuno di noi. In me e Fabio sicuramente. Che in questi ultimi giorni non abbiamo fatto altro che parlare delle musiche più o meno adatte, delle scene, delle luci, dei movimenti.. Che abbiamo vissuto all'unisono ma divisi da una parete sottile la stessa tensione nelle due ore di spettacolo..Lui in quella minuscola postazione regia, io dietro la quinta nei camerini..Credo che il teatro debba comunicare, dire, emozionare..Credo che questo sia stato fatto pienamente. Peccherò di immodestia  ma dico bravi a noi tutti, bravi davvero: 17 persone che in questi due giorni hanno messo tutto il loro cuore e la loro energia in questo progetto comune. Credendoci fino alla fine.
Helga (Ora c'è un altro importante progetto comune: andare a votare!!! Si!!!!)

sabato 11 giugno 2011

..sul palco son nati i fiori

.. La prima fila è sul palco, praticamente insieme agli attori. Per prima cosa ho pensato: speriamo che questo non li distragga. Ma in realtà erano talmente tanti i pensieri, i timori che mi passavano nella testa che quello del pubblico è stato l'ultimo dei problemi!.. Un testo moltro impegnativo, articolato..due ore di spettacolo da tenere, far vibrare..quasi sempre serio. Una storia avvincente, emozionante che se non la racconti bene e con il giusto ritmo rischia di diventare un polpettone. Il progetto Shakespeare Lab mi ha appassionata per tutto l'anno: studiare ed elaborare personaggi e scene di vari testi, lavorare sul corpo, le emozioni è stato per me esaltante. Poi la scelta del testo: Lear. Un viaggio nel potere, ma anche nei rapporti familiari, nella stupidità e nella fragilità umana.. Una sfida. Mettere insieme il testo di Shakespeare e le mie parole, i miei tagli e cambiamenti, i miei monologhi che raccontano parallelamente una storia contemporanea. Dare tutto ciò ai 15 attori e vederli in lotta creativa con i loro personaggi. Dubbi, scoperte, processi creativi, creazioni. Una sfida che in alcuni momenti sembrava esser stata un pò azzardata. A pochi giorni dal debutto lo spettacolo, in prova, durava più di tre ore. Aiuto!!! Con questo ritmo  il pubblico sbadiglia dopo i primi dieci minuti...Ma un anno di lavoro i suoi semi li getta..e, per me è praticamente una certezza, i fiori prima o poi nascono. Ed anche il nostro terreno è diventato un meraviglioso giardino fiorito! Ieri "Un vecchio ricco re" è andato in scena. L'adrenalina era palpabile dietro le quinte e sul palco. C'era una grande tensione. Anche in Fabio, che dalla sua cabina regia illuminava la scena e la riempiva di musica. Nei camerini vedevo gli allievi-attori camminare continuamente, ripetere mentalmente le battute, muovere freneticamente le mani.. Ma era una tensione positiva. Quella che ti dà la carica  per salire sul palco ed inondare il pubblico della tua energia. Due ore di energia. Senza mai mollare. Io sono molto, molto soddisfatta e ancora piena di emozioni. Io e Fabio, dopo aver condiviso questo progetto, alla fine dello spettacolo ci siamo guardati emozionati ed appagati. Grazie a tutti i 15 attori "shakespeariani" che ci hanno creduto, hanno studiato, si sono lasciati guidare e ieri hanno regalato tante emozioni a noi e al pubblico. E stasera...non dobbiamo far calare l'adrenalina!!!
Abbiamo ancora uno spettacolo da fare, storie da raccontare, pubblico da emozionare!
Helga

mercoledì 8 giugno 2011

Tra poco più di 48 ore

Tra poco più di 48 ore, un nuovo debutto... racconteremo: Il potere. Il più avido, il potere ad ogni costo. Oggi come ieri. E lo racconteremo a modo nostro, come sempre, con il nostro sguardo rivolto alla realta, con il nostro modo di fare teatro. Da un libero riadattamento del Lear di Shakespeare nasce: "Il vecchio ricco Re... ed altre storie" di Helga Dentale.
- È possibile accostarsi a Shakespeare come a un contemporaneo senza falsare quei valori storici dai quali tuttavia non può prescindere la lettura di un testo poetico? Non solo è possibile, risponde Jan Kott, ma è questo l’unico modo di comprendere il grande drammaturgo elisabettiano. - 

Teatro Furio Camillo 10 -11 giugno 2011 ore 21.00


Autore: Helga Dentale
Interpreti: ShakespeareLab
Regia Fabio Filippi

domenica 29 maggio 2011

..Verso Shakespeare

Oggi sono un fiume di pensieri,emozioni, progetti.. Ancora con l'adrenalina in corpo per ieri, proiettata sullo spettacolo di stasera, ed emozionata perchè si concluderà il percorso del secondo laboratorio teatrale in scena.. In questo pomeriggio di semi-relax, la mia testa e la creatività iniziano a volare verso il progetto Shakespeare Lab. Da domani, fino al 10 giugno ci dedicheremo totalmente a loro. Sarà una bella sfida. Gli attori si ritrovano con una bella gatta da pelare: dar voce, cuore e vita ad un riadattamento del "Lear", tutto incentrato sul potere ad ogni costo. Il testo è stato una bella sfida letteraria per me..cimentarmi con il "mostro sacro" e, in qualche modo, osare tagli,cambi, cercando di rispettarne lo stile originale e l'anima. Poi l'inserimento di personaggi contemporanei, con monologhi forti, estremi. Gli allievi del corso hanno tutti gli strumenti per fare bene. Devono tirare fuori la grinta, la passione, e so che lo faranno. Io e Fabio li accompagneremo, con tanta energia ed entusiasmo, in questo nuovo viaggio.
Da domani preparo le valigie per questo intenso percorso finale, verso Shakespeare. Helga

..CHI è DI SCENA

.. Buio..siamo tutti sul palco..Fabio, in regia. E' lui a darci il segnale d'inizio,con le luci. Sono dietro la mia quinta,con il copione in mano. Da lì vedo tutto il palco, vedo tutti i ragazzi. c'è tensione. Chi è di scena. si inizia. E ci risiamo: come sempre vivo fortemente tutte le emozioni del momento: sono felice quando li vedo recitare pieni di energia e di entusiasmo, mi "allarmo" se sento che qualche battuta è diversa, temendo che questo possa confonderli. Ma tutto fila liscio. C'è energia, carica, concentrazione. Il mio solo desiderio è che si godano questa esperienza, in modo positivo, sereno, liberatorio. E' strano. Magari si pensa che un insegnante non provi più niente emotivamente, che sia solo un conduttore. Invece (non voglio generalizzare, parlo per noi) io ogni volta che si apre il sipario mi sento come se su quel palco ci fossi io. Forse perchè un pò è anche vero: il tempo passato a scrivere i testi, immaginando chi avrebbe potuto recitarli e farli propri; le prove, la scelta delle musiche, le indicazioni date per cercare di rendere ogni scena compiuta, equilibrata, accurata. Vediamo crescere lo spettacolo di giorno in giorno, e la cosa più bella, vediamo crescere e cambiare gli allievi-attori che si aprono, si sperimentano, si mettono in gioco,  sfidano la timidezza e vincono la partita. Forse è per questo che sento ancora, dopo tanti anni e tanti laboratori, la stessa emozione. e forse è per questo che amo questo lavoro di insegnante e trainer, perchè mi emoziona. E quando un allievo-attore, alla fine dello spettacolo, mi dice che è stato davvero bello e che è riuscito a liberarsi, a divertirsi, a vincere la paura e l'inibizione..io sento che ho svolto bene il mio lavoro. Insomma, è andata! Anche questo laboratorio ha debuttato, gli allievi-attori sono stati bravi, e stasera si replica. Si chiude un percorso denso e ricco. Grazie, come sempre, a Fabio, che condivide con me questo progetto. Grazie ad Annamonica, ancora una volta preziosissima per il suo aiuto e la sua disponibilità... E stasera.. nuovamente CHI è DI SCENA... ancora energia, carica, emozioni.
Helga

lunedì 23 maggio 2011

IL PIU' GRANDE SPETTACOLO...

E' il giorno dopo. Il giorno dopo l'ultimo spettacolo del primo laboratorio teatrale GirasoliTeatro, in scena.
Se fossi una giornalista chiamata per scrivere un articolo, dopo aver assistito allo spettacolo di ieri, avrei scritto questo: " Si apre il sipario. Entrano in scena con grinta ed energia due attrici che interpretano due psicologhe. Siamo ad un convegno sugli "Stati confusionali cronici". In scena si ride e si ironizza su ansie, paure e stress. Il pubblico attento e partecipe, ride ed applaude.
Gli attori sono tutti allievi,  quasi tutti alla primissima esperienza teatrale, eppure sono pieni di energia, ritmo, tengono la scena con disinvoltura e trasmettono tanta passione. Un'ora e venti circa di risate, leggerezza, ma anche intensità. Lo spettacolo termina sulle note di Jovanotti "Il più grande spettacolo.." e si chiude il sipario. Dalla platea si sentono urla di gioia e di euforia..Gli attori stanno festeggiando ed hanno tutti i motivi per farlo".
Si, avrei scritto più o meno questo se fossi stata una giornalista. Invece come conduttrice di questo corso quello che scriverei è: "...Il rito scaramantico nei camerini ha funzionato! Energia e carica a mille. Appena si apre il sipario inizia l'emozione. Fabio in regia; Annamonica che corre dai camerini al palco pronta ad aiutare nei cambi; io dalla quinta che guardo tutto, con il copione, ma non c'è stato bisogno di suggerimenti.
Gli attori andavano benissimo da soli. Qualche ansia da smorzare, qualche incoraggiamento da fare.
E' normale. Il dietro le quinte è così. Tutto è filato liscio. Gli attori si sono divertiti e si è visto. Quello che mi ha colpito di più è stata la loro capacità assoluta di fidarsi ed affidarsi a noi (me e Fabio). Non sempre è facile, nè scontata. In questo sono stati un gruppo speciale. Si sono lasciati condurre con umiltà e serenità. E in scena sono stati davvero bravi. Alla chiusura del sipario, ancora sulle note di Jovanotti, l'adrenalina è esplosa in urla, abbracci, risate ed emozione!" Bello. Bello davvero. L'entusiasmo di tutti, ed i messaggi che tanti di loro ci hanno mandato oggi sono tutte conferme: Il teatro fa proprio bene!
Helga
RISCALDAMENTO PRIMA DELLO SPETTACOLO DEL 22|05

RISCALDAMENTO PRIMA DELLO SPETTACOLO DEL 22|05

RISCALDAMENTO PRIMA DELLO SPETTACOLO  DEL 22|05
         

domenica 22 maggio 2011

Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo..

A settembre iniziano ad arrivare le telefonate: curiosi, scettici, chi chiede solo informazioni, chi ha già deciso di voler frequentare un corso di teatro. Alla lezione prova non c'era ancora il gruppo definitivo, ma c'era già qualcuno dei "resistenti". Si, qualche allievo-attore che avrebbe recitato nello spettacolo finale, era già presente a quella prima lezione prova di fine settembre. C'è un pò di tutto: chi vuole solo fare amicizia, chi ha voglia di mettersi in gioco, chi vorrebbe farlo ma ancora non si sente pronto, chi cercava qualcosa di più accademico ed invece ha trovato noi, amanti della sperimentazione, del teatro da costruire insieme, alla ricerca soprattutto del gioco teatrale e delle emozioni che la recitazione ha il potere di esplorare. Fra ottobre e novembre il gruppo si è formato ed il laboratorio è andato avanti: esercizi, improvvisazioni, le tanto "odiate" camminate (da parte dei più pigri forse),l'educazione vocale, il lavoro sul corpo, lo studio dei testi. Da Camus, a Pirandello, da testi contamporanei più seri a dialoghi brillanti.. fino alla consegna dei copioni: 
Stati confusionali cronici.
Da febbraio a ieri: letture, analisi dei personaggi, prove..magari qualche assenza di troppo!!.. Ieri il debutto!
Tanta energia, impegno, concentrazione, adrenalina, divertimento.
Nuovamente si è compiuta quella che io chiamo la magia del palcoscenico: si apre il sipario, e dopo qualche istante in cui sembra mancare il fiato e il cuore va a mille, le ansie e le paure improvvisamente si sciolgono e si trasformano in energia positiva, in quella sana voglia di mettersi in gioco, di "concedersi" al pubblico senza timori. Bravi! Bravi tutti i ragazzi del laboratorio. Grazie per l'impegno, la passione e la fiducia nei nostri confronti. Grazie a Fabio. Grazie ad Annamonica per l'aiuto prezioso. E stasera...si replica.
Helga

sabato 7 maggio 2011

Dal Blog di Teatro in Gioco

Pubblichimo l'articolo di Helga Dentale lavoro, passione, sogni.. del 06| 05| 2011 

Pensavo in questi giorni al primo maggio, festa del lavoro. Pensavo al mio lavoro, che amo così tanto e, parlando con Fabio, guardandomi intorno, pensavo che oggi il lavoro sembra sempre di più essere un privilegio; un lusso per pochi. Insegnando teatro agli adulti entro in contatto con tante persone diverse, giovani e non giovanissimi che spesso raccontano se stessi attraverso il proprio lavoro: la propria passione, i sogni, i sacrifici, gli studi fatti, il proprio talento che si mette al servizio di un progetto... (continua)

domenica 1 maggio 2011

Buon primo maggio a tutti i lavoratori, a quelli che ancora ci credono nel lavoro, a quelli che ogni giorno lottano per rivendicare una dignità del-nel lavoro, a quelli che ogni giorno lo cercano..

mercoledì 27 aprile 2011

C'era una volta... una, dieci, cento storie.



27 - 30 aprile Per la Giornata Mondiale del Libro
“LeggeRE Cultura”. I Festa del libro nel Municipio VIII di Roma.

28 aprile
Ore 10.00 MATTINE D'AUTORE

C'era una volta... una, dieci, cento storie.
Laboratorio di fiabe e scrittura creativa con i ragazzi della scuola primaria e della scuola media inferiore.

Conducono: Helga Dentale e Fabio Filippi GirasoliTeatro.

30 aprile ore 18.00
Tavola rotonda: Il Teatro come pedagogia.
Interviene tra i registi e i maestri: Helga Dentale.
c/o Biblioteca Borghesiana
- Borghesiana, Largo Monreale, Roma -



Io racconto...tu ascolti...insieme giochiamo
Libro di fiabe interattive di Helga Dentale


Helga Dentale: Da oltre 10 anni si occupa di formazione teatrale nelle scuole, con i laboratori rivolti ai bambini e con i corsi di aggiornamento per gli educatori dell'asilo nido e i docenti delle scuole elementari. Nasce nel frattempo la metodologia di pedagogia teatrale “Teatro in Gioco” - Metodo Helga Dentale.
Nel 2006  è ideatrice, insieme a Fabio Filippi, dell'Unico Corso per Operatori Teatrali per Bambini a Roma. Il corso, attraverso il Metodo Helga Dentale, fornisce strumenti tecnici e metodologie operative per essere in grado di condurre un percorso espressivo - teatrale con i bambini  e diventa presto, in tutta Italia, un punto di riferimento per chi voglia affrontare questa professione.
Nel 2011, raggiunge l'XI° Edizione del corso per Operatori Teatrali ed oltre 150 corsisti.
Dal 2009, H. Dentale è Tutor per l' Università Roma Tre.

mercoledì 20 aprile 2011

"PARLANDOCI ADDOSSO e 4"

Eccoci alla quarta pubblicazione della rubrica "Parlandoci addosso"

nata il 19| 11|2010
Abbiamo superato il 6° mese dalla nascita di questo blog che continua ad incrementare i suoi lettori base raggiungendo, nell'ultimo mese i 2.000 visitatori. Questo risultato ci vede molto soddisfatti.
Grande successo per i seminari sulla fiaba  di marzo ed aprile  che hanno visto il raggiungimento del numero massimo dei partecipanti in entrambi i seminari, questo interesse ha fatto si che il Post Più Popolare di questo blog sia proprio quello relativo ai seminari sulla fiaba totalizzando il 15% delle visite di sempre.
Facendo passare al secondo posto con il 13% delle visualizzazioni di sempre quello riferito ai nostri spettacoli ed in particolare alla nostra rassegna di Corti Teatrali: Teatro a Taglio Corto, Colgo l'occasione per dire qui che ad aprile, il 16 ed il 17 per essere precisi, si è conclusa la Rassegna Teatro a Taglio Corto con 7 mesi di spettacoli e circa 50 corti messi in scena. All'interno della rassegna abbiamo ospitato Emergency l'associazione umanitaria con cui collaboriamo dal 2002. E l'associazione "insieme per le Terre di Mezzo" new entry.
Se in questa stagione 2010-2011 non avete mai visto uno serata della rassegna vi invito sin da ora alla prossima stagione di Teatro a Taglio Corto che partirà ad ottobre 2011 e si svolgerà ogni 3° sabato del mese con replica la domenica. Nelle ultime serate di aprile di T.T.C. abbiamo presentato una anteprima del nostro spettacolo - DON CHISCIOTTE. IL VIAGGIO - di Helga Dentale. 
Spettacolo che cercheremo di far circuitare sin da luglio... anzi per chi sta organizzando rassegne estive, eventi, festival ecc... non esitate!

...sorrisi, emozioni, sguardi... Il teatro, per noi, un luogo di incontro e scambio... Un luogo dove incontrarsi, emozionarsi, dialogare con parole e silenzi. Grazie di aver condiviso tutto ciò con noi in questa prima Rassegna di Teatro a Taglio Corto.  
Helga Dentale & Fabio Filippi

chi siamo

nostri spettacoli

prossimi appuntamenti
video spot ironic

indirizzo mail: girasoliamoci@tiscali.it


venerdì 8 aprile 2011

“LO SPAZIO CRE-A(T)TIVO”

Corso Di Formazione Teatrale Per EDUCATORI Asili Nido
e  DOCENTI  Scuola Materna

“LO SPAZIO CRE-A(T)TIVO”

Il corso di formazione, con la metodologia Teatro in Gioco di Helga Dentale, ha l’obiettivo di creare e favorire l’elaborazione e lo sviluppo di uno spazio creativo  propedeutico al lavoro da svolgere con i bambini (attraverso il rilassamento, il movimento creativo e la pittura espressiva) e di costruire uno spazio attivo di ascolto e di gioco per entrare in contatto direttamente con i bambini (attraverso la fiaba).
Nel corso di formazione verranno elaborati e sviluppati due percorsi didattico-espressivi:
1) Spazio di Ascolto creativo fra educatori
2) Spazio di Ascolto attivo da proporre ai bambini
1) Ascoltarsi per ascoltare i bambini; contattare la propria creatività per stimolare la creatività dei bambini.  La creatività è una risorsa indispensabile e può essere sviluppata, potenziata, incanalata in percorsi espressivi ed artistici.
-     Rilassamento
-     Percorsi di pittura espressiva e gestuale
-     Percorsi di movimento creativo
2) Conosciamo tutti l’importanza della fiaba per il bambino, come strumento didattico, espressivo, creativo. Attraverso il racconto della fiaba possiamo creare uno spazio di ascolto attivo con i bambini e, attraverso la fiaba interattiva possiamo stimolare il bambino a partecipare direttamente al nostro racconto.
A tale fine saranno affrontati ed elaborate le seguenti tematiche:
- La voce narrante per raccontare le fiabe
- La struttura della fiaba
- Fiabe interattive
- Sviluppi creativi della fiaba
Il corso di formazione è strutturato in:
5 incontri da 2 ore ciascuno (10 ore)

Insegnante del corso:
Helga Dentale: Da oltre 10 anni si occupa di formazione teatrale nelle scuole, con i laboratori rivolti ai bambini e con i corsi di aggiornamento per gli educatori dell'asilo nido e i docenti delle scuole elementari. Nasce nel frattempo la metodologia di pedagogia teatrale “Teatro in Gioco” - Metodo Helga Dentale.
Nel 2006  è ideatrice, insieme a Fabio Filippi, dell'Unico Corso per Operatori Teatrali per Bambini a Roma. Il corso, attraverso il Metodo Helga Dentale, fornisce strumenti tecnici e metodologie operative per essere in grado di condurre un percorso espressivo - teatrale con i bambini  e diventa presto, in tutta Italia, un punto di riferimento per chi voglia affrontare questa professione.
Nel 2011, raggiunge l'XI° Edizione del corso per Operatori Teatrali ed oltre 150 corsisti.
Dal 2009, H. Dentale è Tutor per l' Università Roma Tre.

Per contatti: girasoliamoci@tiscali.it



ALTRI CORSI di FORMAZIONE TEATRALE